Sabato 22 febbraio, in occasione del 20° anniversario della salita al Cielo del Servo di Dio don Luigi Giussani e del 43° del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (11 febbraio 1982), si è svolta anche nella nostra diocesi una Santa Messa, come in tante parti del mondo (CL è oggi presente in oltre 90 nazioni).
La celebrazione è stata presieduta da S.E. Mons. Roberto Fornaciari presso la Cattedrale di San Pietro Apostolo in Tempio Pausania, alle ore 10 di sabato.
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Alla presenza di una numerosa assemblea, con aderenti provenienti dalle Comunità di CL di Olbia, Calangianus, Luras, Tempio, Viddalba, Badesi e La Maddalena, e di alcune autorità civili, tra cui il sindaco di Calangianus, Fabio Albieri, hanno concelebrato la Santa Messa insieme al vescovo:
- don Mauro Bucciero, Vicario Generale e Moderatore della Curia (parroco di Santa Vittoria in Telti);
- don Andrzej Domanski, Vicario Episcopale per la Pastorale e l’Evangelizzazione (parroco di Santa Giusta in Calangianus);
- don Cesare Nicolai, parroco del Vicariato Urbano di Tempio Pausania.
Nella sua omelia, Mons. Roberto Fornaciari ha offerto diversi spunti di riflessione, legati non solo alla Festa della Cattedra di San Pietro, ma anche alla figura di don Luigi Giussani e alla sua eredità spirituale.
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Alcuni passaggi significativi: “Voi siete una ristretta ma eletta rappresentanza del laicato cattolico, frutto di tanta premura e di tanto amore – innanzitutto da parte del Signore e poi della Chiesa, che ha esercitato il suo servizio anche tramite il ministero di don Luigi Giussani – che, giustamente, oggi volete ricordare.”
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“Don Giussani ha chiarissima la percezione che la vita non è una costruzione mentale, ma un’esperienza che viene trasmessa da una generazione all’altra.”
Dopo aver sviluppato questa riflessione, ha aggiunto:
“Se voglio verificare la validità di quel patrimonio che ho ricevuto, il primo passo non è staccarmi e chiudermi in una torre dove non ci sia nessuna influenza dall’ambiente esterno (…) ma piuttosto il cammino è quello di prendere veramente sul serio – con tutto se stesso, con la propria intelligenza e sensibilità – quel patrimonio e viverlo, perché è nel viverlo che viene verificato.”
Concludendo con un’esortazione:
“La condizione previa perché io possa sottomettere a critica l’esperienza che mi è stata proposta è quella di viverla intensamente. Il Signore vi conceda di vivere intensamente la vostra fede e di realizzare il patrimonio ricevuto nella vostra esperienza.”
Come nelle preghiere dei fedeli, anche il vescovo ha invitato a pregare per la salute del Santo Padre e per il suo ministero petrino.
Al termine della celebrazione, don Mauro Bucciero, Vicario Generale e Assistente Spirituale delle Fraternità di CL Gallura e Anglona, ha ringraziato il vescovo a nome di tutta la comunità per la celebrazione e l’ospitalità, ribadendo la disponibilità del Movimento e della sua Fraternità a servire la Chiesa diocesana.
Don Andrzej Domanski ha quindi presentato a Mons. Fornaciari le due componenti dell’Associazione Laicale Memores Domini (che riunisce membri della Fraternità di CL che vivono nel mondo praticando i consigli evangelici in forma consacrata).
Prima di congedarsi, si è svolto un momento informale in cui ciascuna comunità ha potuto presentarsi brevemente. Questo è stato il primo incontro ufficiale tra il vescovo e il Movimento di Comunione e Liberazione nella diocesi, dopo l’insediamento di Mons. Fornaciari nell’ottobre 2023.
Nei giorni successivi, meditando sulle parole del vescovo, sono emerse corrispondenze con alcuni “pensieri forti” del metodo educativo di don Giussani. Tra i più significativi:
- Dal Liceo Berchet di Milano, dove nacque Gioventù Studentesca (poi CL), don Giussani dichiarò: “Non sono qui perché voi riteniate come vostre le idee che io vi do, ma per insegnarvi un metodo vero per giudicare le cose che io vi dirò. E le cose che vi dirò sono un’esperienza che è l’esito di un lungo passato: duemila anni.”
- Sul significato dell’esperienza religiosa, da Il senso religioso: “L’unica condizione per essere veramente religiosi è vivere intensamente il reale. Quanto più uno vive il livello di coscienza nel suo rapporto con le cose, tanto più vive intensamente il suo impatto con la realtà, e tanto più incomincia a conoscere qualcosa del mistero.”
Filippo Sanna